Cyberbullismo. Quando la diffamazione avviene tramite Facebook e WhatsApp

Il termine ‘cyberbullismo’ si riferisce a un atto di bullismo (un attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico) messo in atto online, sui Social Network e app di messaggistica come ad esempio Facebook, Whatsapp e Telegram.

Chi è il cyberbullo

Il cyberbullo può essere un adolescente o una persona adulta che compie azioni online, in forma anonima e spesso sotto falso profilo. Può soffrire di uno “sdoppiamento della personalità” e attribuire le conseguenze delle proprie azioni solo al suo profilo virtuale.

Spesso non si rende conto delle conseguenze e della gravità delle proprie azioni perché messe in atto virtualmente, senza poter osservare le reazioni e gli effetti sulla vittima. Inoltre, è convinto di agire in una dimensione più libera che gli garantisce protezione e anonimato.

Le azioni del cyberbullo

Il cyberbullo solitamente mette in atto determinate azioni nei confronti della vittima.

Le più comuni sono:

  1. agire insieme ad altre persone, in modo che la vittima non sappia con chi sta interagendo;
  2. comunicare in modo aggressivo 24 ore su 24;
  3. condividere materiali online che possono essere rapidamente diffusi in tutto il mondo;
  4. perseguire la vittima con messaggi, immagini o video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet.

Conseguenze sulla vittima

Spesso non c’è rimedio alle azioni dei cyberbulli (pubblicazione di immagini, video o commenti offensivi) perché si diffondono così rapidamente che non è possibile rimuoverne ogni traccia. Questo può portare a delle conseguenze psicologiche sulla vittima che possono influenzarne la routine quotidiana:

– senso di vergogna;

– isolamento sociale;

– depressione;

– attacchi di panico;

– tentativi di suicidio (nei casi più gravi).

Il reato di diffamazione

Il reato di diffamazione consiste nell’atto di offendere in pubblico la reputazione di una persona che non è presente in quel momento e non è in grado di difendersi. Si parla di reato di diffamazione anche nel caso in cui l’offesa venga pubblicata sui social network.

I presupposti per la configurazione del reato di diffamazione sono:

  1. indicazione del soggetto a cui ci si riferisce;
  2. consapevolezza di offendere e ferire la moralità di qualcuno. È sufficiente che l’azione sia volontaria, anche se il colpevole non ha previsto le conseguenze che ne derivano;
  3. consapevolezza che le informazioni saranno accessibili ad un gran numero di persone, minando quindi la reputazione della vittima.

Diffamazione su Facebook

La diffamazione mediante Facebook è aggravata dal mezzo di pubblicità. Infatti, le informazioni che il cyberbullo pubblica, possono essere condivise in modo incontrollabile da un gran numero di persone. In questo modo, diventa difficile e quasi impossibile bloccare la diffusione delle ingiurie in questione.

Affinché si possa parlare di diffamazione su Facebook, il contenuto del messaggio deve essere offensivo e diffamatorio, in grado di minare la reputazione di una persona ed essere tale da lederne la qualità della vita personale, lavorativa o sociale.

Tuttavia ci sono alcune circostanze in cui, pur essendoci offesa, il reato di diffamazione non sussiste:

– nel caso in cui si risponda ad una provocazione;

– nel caso in cui si eserciti il diritto di critica.

Diffamazione su WhatsApp

Secondo la Cassazione (Sentenza n. 34484, 6 – 20 luglio 2018), si può parlare di reato di diffamazione tramite WhatsApp nel caso in cui il soggetto offeso sia assente e le informazioni su di lui vengano condivise con più di due persone.  

In questa sentenza sono stati integrati l’ex articolo 4, Decreto Legislativo n.7/2016 sull’illecito civile e l’ex art. 595 del C. P. contro il delitto di diffamazione.

Come tutelarsi

Nel caso in cui si è vittima di diffamazione su Facebook, è possibile anche informare direttamente il Social Network segnalando il soggetto “incriminato” in uno dei due seguenti modi:

  1. inviare una mail a abuse@facebook.com ;
  2. andare sul profilo dell’autore del reato, cliccare sulla freccia rivolta verso il basso, selezionare “Segnala/blocca” e, infine, spuntare la voce “invia una segnalazione”.

I casi di cyberbullismo nei confronti di giovani studenti possono essere segnalati anche alla casella di posta elettronica del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) all’indirizzo mail:  bullismo@istruzione.it .

Il MIUR ha inoltre messo a disposizione due social tematici in cui i partecipanti possono socializzare tra di loro e condividere le proprie esperienze e le proprie emozioni:

  1. www.webimparoweb.eu per i ragazzi under 13;
  2. www.ilsocial.eu per i ragazzi over 14.

 

MyTutela App e Report

Per tutelarsi è opportuno conservare le prove di quanto si sta subendo ed entro 3 mesi dal momento in cui si viene a conoscenza del fatto sporgere querela per diffamazione presso la Polizia Postale o i Carabinieri.

In questo caso grazie a MyTutela è sufficiente scaricare il report dei dati raccolti con validità forense da allegare alla querela, senza dover necessariamente stampare pagine e pagine di post o messaggi Facebook o Whatsapp. Il Report di MyTutela infatti garantirà sin da subito l’autenticità delle prove, quali messaggi, immagini o video offensivi e renderà più rapido ed efficace l’intervento delle Forze dell’Ordine e della Magistratura.

Inoltre ci si può anche avvalere della testimonianza di uno dei componenti della conversazione che può dichiarare di aver letto i messaggi diffamatori.

Le prove possono essere raccolte o dalla vittima o da una terza persona informata dei fatti.

Infatti anche se cancellati dall’autore, i contenuti pubblicati o condivisi online rimangono comunque visibili e accessibili da altri utenti.