Femminicidio: il fenomeno in Italia e all’Estero

Il termine femminicidio indica qualsiasi forma di violenza esercitata su una donna con lo scopo di annientarne del tutto l’identità, sulla base di una ideologia di matrice patriarcale. Questo tipo di violenza viene messa in atto attraverso la sottomissione fisica e/o psicologica, che può portare anche alla morte della vittima.

Nonostante se ne parli il 25 novembre, Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ONU nel 1999, se ne parli l’8 marzo in occasione della Festa Internazionale delle Donne; nonostante siano state istituite numerose leggi a tutela delle vittime di violenza al fine di evitare loro una morte tragica, per gelosia, per vendetta o per amore, questo fenomeno non cessa di esistere. Bensì continua a persistere, in un circolo vizioso sempre più distruttivo che non accenna a diminuire.

Il femminicidio in Europa

I paesi europei con il più alto tasso di femminicidi, in base alla densità della popolazione femminile e alla grandezza del paese, sono: Montenegro, Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca.

La maggior parte delle volte la responsabilità di queste uccisioni è attribuita a partner o ad ex partner della vittima, mentre più raramente sono messe in atto da sconosciuti.

In Bosnia e in Croazia un gran numero di femminicidi è attribuita a un membro della famiglia della donna uccisa o a un conoscente stretto.

Tuttavia, anche se sono state numerose le cautele messe in atto al fine di eliminare questo drammatico fenomeno, è risultato che dei 28 Paesi dell’Unione Europea, solo Slovenia, Grecia, Paesi Bassi e Polonia registrano un calo di queste violenze.

Il femminicidio in Italia

Dal 1 gennaio al 31 ottobre 2018 i femminicidi commessi in Italia sono vertiginosamente saliti al 37,6% del totale degli omicidi commessi durante l’anno.

Da una recente statistica fatta dalle Forze dell’Ordine, è emerso che la regione italiana in cui si denunciano di più le violenze e gli abusi da parte delle donne, è la Sicilia, seguita da poi da Campania ed Emilia Romagna. Questo significa che il tasso di femminicidi in queste regioni è nettamente superiore rispetto agli altri territori italiani.

Nell’ordinamento penale italiano è stata approvata la legge 119/2013 contro il femminicidio che prevede una serie di misure cautelari a favore della vittima. Avere o aver avuto una relazione sentimentale con la vittima per l’ordinamento italiano costituisce un aggravante, così come se le violenze vengono perpetrate ai danni di donne incinte o affette da disabilità. La polizia giudiziaria può inoltre applicare l’allontanamento d’urgenza dalla dimora familiare e il divieto di frequentazione dei luoghi pubblici abituali della vittima.                          

Contrastare il fenomeno della violenza di genere

Negli anni sono state messe in atto numerose iniziative volte a contrastare la violenza sulle donne: nel 1979 con la Convenzione delle Nazioni Unite, è stata abolita ogni forma di discriminazione ai danni di ogni donna. Ne è seguita la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro ogni forma di violenza domestica, che è stata approvata da 14 paesi europei. In particolare questa Convenzione si occupa di tre grandi strategie da mettere in atto nei confronti delle vittime:

– prevenire e quindi educare e sensibilizzare l’opinione pubblica affinché sia in grado di impedire o comunque ridurre la probabilità che si verifichino casi di violenze;

– proteggere le vittime che denunciano i fatti alle autorità, al fine di evitare eventi drammatici quali l’uccisione delle stesse;

– punire gli autori dei reati con la reclusione.

     

    Se pensi di essere vittima di un reato, raccogli le prove e tutelati!

    Non aspettare che sia troppo tardi.

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