Mobbing: terrore psicologico al lavoro

Il termine “mobbing” fa riferimento a tutte quelle azioni ostili e maltrattanti, tra adulti nei contesti lavorativi, volte a danneggiare un singolo che si trova privo di qualsiasi difesa a causa delle attività mobbizzanti.

Più precisamente il mobbing si distingue per essere caratterizzato da uno stillicidio continuo di umiliazioni, persecuzioni e derisioni, eseguite da uno o più individui definiti mobber, nei confronti di un individuo mobbizzato, che viene preso di mira.

    I protagonisti del fenomeno

    • Il Mobber

    E’ l’aggressore, un collega o un superiore della vittima, che attraverso le umiliazioni, le violenze verbali e le minacce, spinge per far sì che questa si trovi priva di qualsiasi difesa personale e supporto di altre persone.

    Può avere dei disturbi di personalità, quali il narcisismo, il disturbo borderline o una personalità paranoica, che lo spingono ad agire in questo modo per avere il controllo su tutto ciò che lo circonda.

    • Il Mobbizzato

    E’ la vittima presa di mira dal mobber e da altre persone con lo scopo di isolarlo e di privarlo di qualsiasi appoggio nell’organizzazione di cui fa parte, in modo tale che per lui diventi molto difficile anche solo svolgere il suo lavoro.

    Le vittime di mobbing possono sviluppare diversi disturbi tra cui ansia generalizzata, depressione, disturbo post-traumatico da stress, fino ad arrivare a commettere atti estremi come il suicidio o l’omicidio.

     

    Altre figure “fantasma”

     

    1 – Il Bystander: può essere un collega, un superiore o un capo della vittima, consapevole di quello che succede durante l’attività lavorativa, ma incapace di prendere le difese del mobbizzato. Di solito preferisce ignorare la situazione.

    2 – Il Side-mobber: è colui che affianca il mobber nelle sue vessazioni verso la vittima in modo consapevole. Agisce nello stesso modo in cui agisce l’aggressore, isolando la vittima o facendo sì che si senta isolata.

    3 – Il Mandante: è colui che pianifica mentalmente le strategie mobbizzanti e le riferisce al mobber o all’esecutore materiale, che è colui che le metterà in azione.

    4 – Il Whistleblower: è una persona che si rende conto delle attività illecite che la vittima sta subendo e agisce in difesa di quest’ultima, spesso denunciando i fatti ai superiori o direttamente alle autorità pertinenti

    Strategie messe in atto dal Mobber nei confronti della vittima

    Le strategie principali che il mobber e le persone che lo supportano mettono in atto al fine di screditare la vittima ed “eliminarla” dal contesto lavorativo sono:  

    1. isolamento;
    2. sabotaggio;
    3. diffamazione;
    4. attribuzione di compiti svalutanti;
    5. aggressioni fisiche e/o verbali;
    6. diffusione di informazioni false riguardanti la vita privata della vittima

    Conseguenze sulla vittima

    Le conseguenze dell’azione del mobber sul soggetto mobbizzato che possono portare al suo allontanamento dal contesto lavorativo sono:

    1. depressione;
    2. disturbi psicosomatici;
    3. ansia generalizzata;
    4. calo delle prestazioni lavorative e conseguente danno per l’azienda;
    5. isolamento da familiari e amici;
    6. svalutazione dalla famiglia di appartenenza;
    7. disturbo post-traumatico da stress;
    8. nei casi più gravi, suicidio o omicidio nei confronti di terzi.

    Come tutelarsi 

    E’ fondamentale che il mobbizzato denunci i fatti ai suoi superiori e/o alle autorità, avvalendosi di documenti che testimonino le continue vessazioni subite.

    Esistono, inoltre, delle associazioni e degli sportelli di ascolto a cui ci si può rivolgere per chiedere aiuto e per superare il trauma causato da queste violenze: