Molestie sessuali sul lavoro: come tutelarsi

Il Decreto Legislativo n. 145 del 2005 definisce le molestie sul lavoro come dei ‘comportamenti indesiderati per chi li subisce che vengono messi in atto per ragioni connesse al sesso’. Possono essere espressi in forma verbale, non verbale o fisica e hanno lo scopo o l’effetto di violare la dignità di un/una lavoratore/lavoratrice e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.

Per definire “molestia” un’azione, si deve tener conto:

– della percezione di chi la riceve;

– dell’intenzionalità di chi l’ha messa in atto;

– della conseguente percezione dell’ambiente lavorativo come degradante e intimidatorio, in cui la persona offesa è portata a subire senza poter reagire.

Solitamente le vittime sono per lo più donne, anche se è in aumento il numero di uomini che subisce abusi e molestie di natura sessuale sul posto di lavoro.

Il responsabile può essere un collega, un superiore, il datore di lavoro o un cliente.

Riconoscere i comportamenti tipici delle molestie sessuali

Si tratta di comportamenti a sfondo sessuale non desiderati da parte della persona che li subisce e idonei ad offendere la dignità della vittima. I principali segnali di allarme sono:

  1. sguardi insistenti;
  2. ammiccamenti;
  3. contatti fisici (es. baci e carezze) non necessari e non graditi;
  4. parlare con tono di voce intimo, come se si sussurrasse o intimasse qualcosa;
  5. numerosi inviti ad uscire insieme;
  6. ricatti volti a costringere ad accettare delle avance;
  7. osservazioni o battute a sfondo sessuale;
  8. commenti imbarazzanti o sgradevoli;
  9. messaggi compromettenti;
  10. fare domande di natura intima;
  11. trovare modi di rimanere da soli anche quando da parte della vittima non c’è nessun segnale favorevole.

Conseguenze sulla vittima

Spesso la vittima può riportare conseguenze psicologiche e fisiche. Le più comuni sono:

  1. pressione psicologica che fa sentire la vittima obbligata a tollerare le molestie;
  2. sensazione di disagio e difficoltà nel protestare;
  3. difficoltà e disagio nel riportare i fatti che accadono;
  4. paura di non essere creduti;
  5. paura di possibili conseguenze negative in ambito lavorativo;
  6. sensazione di essere discriminati;
  7. insonnia;
  8. nervosismo;
  9. disattenzione;
  10. depressione;
  11. disturbo post-traumatico da stress;
  12. disturbo maniacale di persecuzione;
  13. dimagrimento o malattie dell’apparato digerente.

Inoltre, chi subisce un ricatto sessuale, spesso, non lo riferisce a  nessuno. Solo alcuni si confidano con i colleghi, ma raramente si rivolgono al datore di lavoro, ai dirigenti o ai sindacati.

Sono ancora poche le vittime che sporgono denuncia alle Forze dell’Ordine a causa di:

– scarsa percezione della gravità di tali comportamenti,

– mancanza di fiducia nelle autorità giudiziarie;

– paura di essere giudicati.

 

Ad oggi purtroppo, nella maggior parte dei casi, tale fenomeno si risolve perché le vittime rinunciano volontariamente al posto di lavoro e non avviene alcun intervento nei confronti del molestatore.

Come difendersi

Chi è vittima di molestie può tutelarsi in diversi modi:

mostrare al molestatore il proprio dissenso rispetto al suo comportamento, anche tramite testo scritto, se si ha il timore di affrontarlo direttamente;

confidarsi con i colleghi: possono essere dei testimoni o potrebbero rivelarsi a loro volta vittime di molestie e quindi supportare la vittima che si confida con loro;

rivolgersi ai propri superiori o ai dirigenti dell’azienda in cui si lavora;

– chiedere l’aiuto di un soggetto esterno:

a) consigliera di parità territoriale,

b) organizzazioni sindacali, in alcune città hanno messo a disposizione anche degli sportelli di ascolto,

c) consigliere di fiducia preposto, istituito all’interno di alcune aziende per gestire questa tipologia di situazioni,

d) comitato unico di garanzia, presente nelle amministrazioni pubbliche;

denunciare il fatto alle Forze dell’Ordine.

Chi subisce una molestia può presentare, entro 3 mesi dal fatto, una denuncia penale e fare causa civile per il risarcimento del danno.

Una legge di bilancio del 2018 ha inoltre introdotto un incentivo per l’assunzione di donne vittime di violenza di genere e il divieto di licenziamento dopo una denuncia per molestie, per cui anche chi denuncia il proprio datore di lavoro, in quanto soggetto molestatore, non viene comunque licenziato.

     

    Se pensi di essere vittima di un reato, raccogli le prove e tutelati!

    Non aspettare che sia troppo tardi.

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