Registrate telefonate è lecito?

Registrare una conversazione – anche all’insaputa dell’interlocutore – non costituisce reato. Ciò è quanto ha precisato la Cassazione (Cass. 18908/2011 e Cass. 24288/2016), sottolineando come chi parla con un’altra persona, in realtà, accetta il rischio di essere registrato: la registrazione di un colloquio o di una chiamata su un file audio o video, infatti, non sarebbe altro che una ripetizione di ciò che è già nella disponibilità del soggetto poiché immagazzinato nella sua mente.

Limiti 

Costituisce reato di “interferenze illecite nella vita privata” (art. 615 bis c.p.) lasciare un registratore in una stanza e andare in un’altra, sperando che il “registrato” si senta libero di parlare senza timore di essere ascoltato.

Per quanto riguarda la diffusione di una conversazione tra privati (ad es. pubblicazione su Internet, o su un social network), essa non è consentita senza l’assenso di tutti gli interlocutori: divulgare il contenuto di una registrazione, infatti, comporterebbe un’evidente violazione della privacy.

 

La registrazione come fonte di prova

La stessa giurisprudenza ha precisato i limiti e i presupposti entro i quali le registrazioni di conversazioni tra privati sono utilizzabili nei processi: seguendo il disposto dell’art. 13 del Codice Privacy, l’utilizzo delle registrazioni è consentito solo quando esse siano volte a “far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento”.

Secondo la Cassazione, infatti, “integra il reato di trattamento illecito di dati personali il diffondere, per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui, una conversazione documentata mediante registrazione” (Cass. 18908/2011).

Ciò comporta che l’unica eccezione alla diffusione dei contenuti di una conversazione consiste, quindi, nella tutela di un proprio diritto.

Questa soluzione sembra essere quella più in linea con l’esigenza di bilanciare i diversi interessi coinvolti: da un lato, quello del “registrante” di formare, prima del processo, una prova a favore delle proprie ragioni; dall’altro, quello del “registrato” di tutelare la propria privacy.

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A differenza delle altre applicazioni, MyTutela consente di effettuare registrazioni ambientali e registrare telefonate, chat whatsapp, immagini e video in modalità forense. MyTutela, infatti, custodisce tutti i dati all’interno di un Cloud, proteggendoli anche nei casi in cui vengano cancellati, danneggiati o smarriti.

Attraverso un report dettagliato delle attività è possibile raccogliere prove utili per la tutela dei propri interessi, semplificando e velocizzando, così, la macchina della giustizia e collaborando in prima persona per la salvaguardia dei propri diritti.

 

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