Separazione non consensuale: come e quando tutelarsi

Da una recente ricerca ISTAT è emerso che il numero di matrimoni celebrati in Italia è in forte calo negli ultimi anni, di contro il numero di divorzi sembra in costante aumento. Rispetto agli anni ’90 il numero di separazioni risulta essere quattro volte superiore e chi divorzia ha in media tra i 55 ai 64 anni.

Divorzi difficili: le 3 cause più comuni

Dietro la decisione di divorziare in alcuni casi si nasconde il bisogno di allontanarsi in modo definitivo da un partner violento. Seppur difficile e rara, la scelta di allontanarsi dal proprio coniuge può rivelarsi la soluzione migliore, soprattutto se gli abusi e le violenze coinvolgono gli altri membri della famiglia, quali minori e anziani.

Negli ultimi anni sono state individuate tre principali tipologie di violenze coniugali diventate motivo di divorzio difficile:

  • Mobbing coniugale

Consiste in continue accuse e lamentele volte ad umiliare e svalutare il partner ritenuto più debole.

Poterlo riconoscere non è tuttavia semplice, per far sì che si possa effettivamente parlare di mobbing coniugale, devono essere presenti:

–  tentativi di prevaricare il coniuge;

  umiliazioni rispetto a tutto quello che dice e che compie;

  manovre per sminuire il suo ruolo nella famiglia;

  provocazioni al fine di indurre una risposta violenta nell’altro.

Anche il mobbing coniugale, seppur diverso da quello lavorativo, porta delle serie conseguenze sulla vittima, soprattutto se queste vessazioni durano anni, prima che il soggetto mobbizzato inizi a difendersi.  Tra gli effetti più comuni ci sono: disturbi d’ansia, fobie, disturbo post-traumatico da stress, problemi di sonno e problemi fisici (ipertensione).

  • Violenza domestica

Può essere sia fisica che verbale e può lasciare dei segni indelebili sulla vittima. Si parla di reato di violenza domestica solo se le vessazioni e le umiliazioni diventano quotidiane e reiterate nel tempo. 

Questo fenomeno è caratterizzato da estenuanti aggressioni fisiche e talvolta sessuali che portano all’isolamento della vittima dalle persone a lei più care.

Con la sentenza n. 4669/2015, il coniuge che perpetua minacce e violenze rendendo impossibile la convivenza e obbligando in questo modo il partner ad allontanarsi dal tetto coniugale, è costretto a pagare le spese legali della separazione.

  • Violenza sui minori

Solo negli ultimi cinque anni, circa 427 mila minori hanno assistito a violenze dentro le mura domestiche.

La violenza assistita può indurre molti effetti sul bambino, sul suo sviluppo fisico e psicologico. Tra gli effetti più comuni sono stati riscontrati:

–  perdita dell’autostima;

  difficoltà nell’instaurare relazioni a lungo termine;

  ansia;

  balbuzie;

  disturbo da stress post-traumatico.

Una delle conseguenze più gravi e pericolose per il bambino è l’aggressività. È stato riscontrato che nei bambini cresciuti in ambienti familiari poco ospitali, il rischio di esprimere violenza e aggressività nei confronti di coetanei è molto alto. Tutto questo a causa delle loro scarse competenze comunicative e dell’incapacità ad instaurare relazioni affettive, dovute agli abusi subiti.

Le leggi a tutela delle vittime

Nel momento in cui una persona si rende conto di essere vittima di un partner violento, può ricorrere all’ammonimento, che consiste in una “tutela anticipatoria” della vittima verso il persecutore. L’ammonimento consiste in una misura cautelare e preventiva per far sì che venga messa in atto un avviso nei confronti del molestatore, affinché ogni forma di persecuzione e violenza da lui messa in atto cessi di esistere.

Un’altra misura cautelare è l’ordine di protezione (art. 342 bis c.c.) nei confronti del coniuge, contro abusi familiari quali: violenza fisica domestica e violenza psicologica. Questi ordini vengono messi in atto dal giudice nel momento in cui vi sia una “causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente”.

Con la legge n.55 del 2015, infine, è possibile porre fine all’unione matrimoniale dopo 6 mesi dalla separazione. Prima di questa riforma per poter effettuare il divorzio erano necessari almeno 12 mesi dalla separazione. Secondo questo provvedimento il giudice può pronunciare il divorzio nel caso in cui siano presenti determinate circostanze, tra cui la condanna del coniuge a qualsiasi pena che superi i 15 anni di reclusione.

La tempistica della separazione è un fattore rilevante che favorisce l’uscita del partner leso dalla condizione di disagio in cui si trova. E’ importante che chi subisce abusi raccolga le prove degli episodi di violenza subiti in modo tale che possano attestare la legittimità della sua richiesta di separazione. Infine è fondamentale rivolgersi a legali esperti in grado di gestire al meglio la situazione e tutelare la persona assistita.

 

 

Se pensi di essere vittima di un reato, raccogli le prove e tutelati!

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